Recensione Apocalypse Now: Final Cut

Recensione Apocalypse Now: Final Cut

Apocalypse Now: La Genesi

Apocalypse Now – Final Cut è la versione finale del capolavoro del 1979 di Francis Ford Coppola. Di questa versione ci sono fondamentalmente 2 punti che mi hanno colpito, uno riguarda una determinata sequenza di circa 20 minuti totalmente tagliata nella versione classica che a parere mio dà una stoccata potentissima al concetto di guerra e agli USA, l’altro riguarda la potenza che questo film riesce ancora ad avere dopo 40 anni dalla sua prima uscita in sala. Non intendo parlare in modo approfondito del film perché Apocalypse Now è di diritto nei 50 film più influenti nella storia del cinema e una recensione classica fatta da un appassionato come me non renderebbe giustizia a questo colosso della cinematografia mondiale. Basti pensare che Marlon Brando, Martin Sheen, Robert Duvall e Dennis Hopper regalano tutti una delle loro migliori performance (voglio sottolineare il nome di MARLON BRANDO, uno che 2 critici su 3 indicano come il più grande attore di tutti i tempi), che ci sono 2 giovanotti come Harrison Ford e Lawrence Fishburne che nei successivi decenni hanno dimostrato di che pasta sono fatti e che dietro la macchina da presa c’è Francis Ford Coppola, uno dei più grandi cineasti della storia.

apocalypse-now

APOCALYPSE NOW È IL VIETNAM

La storia di Apocalypse Now la conoscono tutti. Il capitano Willard viene incaricato di risalire un fiume che percorre il Vietnam, arrivare fino in Cambogia, per trovare e porre fine al comando del pluridecorato colonnello Kurtz, personaggio che ha visto l’orrore della guerra e la miseria dell’essere umano e che si è eretto a semidio creando una setta di indigeni che lo venerano e che eseguono ogni suo ordine, anche il più crudele. Willard durante il suo viaggio subirà un percorso simile a quello di Kurtz in parte a causa dello studio del fascicolo del colonnello e degli appunti riportati da quest’ultimo e in parte a causa della sua esperienza in guerra. Assisterà infatti a moltissime vicissitudini che gli faranno capire come la guerra sta distruggendo l’umanità dei soldati portandoli ad uno stadio animale dove il concetto stesso di guerra viene visto o come un gioco o come l’unica cosa a cui una persona può aggrapparsi rendendo di fatto il conflitto e la morte le uniche ragioni di vita. Willard però al contrario di Kurtz riuscirà alla fine a mantenere l’ultima goccia di umanità utile a compiere la sua missione.

Poco prima di raggiungere la setta di Kurtz, la nave di Willard incontra sulla sua strada un piccolo reggimento di francesi che combatte esclusivamente per difendere una villa e un pezzo di terra di loro proprietà che si trova poco oltre il confine di guerra. In questa scena gli uomini di Willard hanno la possibilità di rifocillarsi e di riposare e durante una cena con questi francesi c’è un dialogo in cui il concetto di guerra del Vietnam viene distrutto dal leader di questi francesi. Questo film ricordo essere uscito 4 anni dopo il termine del conflitto e venne girato a partire dal 1976, quindi solo 1 anno dopo il termine del conflitto. Questa precisazione va fatta perché il leader dei francesi dice chiaro e tondo che i soldati americani sono stati mandati consapevolmente lì a sacrificarsi e morire per il nulla. Un film americano, dopo pochi anni dal termine di uno dei conflitti più rovinosi della loro storia, osava dichiarare che la guerra del Vietnam era stato un massacro di giovani americani senza alcun senso. Questo spezzone, totalmente tagliato nella versione uscita nel 1979, mi ha spiazzato in quanto è di una lucidità e di un coraggio incredibile. Purtroppo mi rendo conto che era impossibile dichiarare una cosa del genere in modo così diretto pochi anni dopo il conflitto e sono certo che il taglio abbia salvato il film dalla sua uscita, però pensare che Coppola inserì una scena del genere mi ha fatto saltare sulla sedia.

I critici dell’epoca dissero che Apocalypse Now non è un film sul Vietnam, Apocalypse Now è il Vietnam. Direi che Coppola ha comunque c’entrato la questione facedo capire l’inutilit e la stupidaggine di un conflitto nato per niente e costato fin troppo.

LA POTENZA DEL CINEMA

Aver avuto l’occasione di vedere quest’opera su un maxi schermo, con un impianto audio incredibile e con delle persone evidentemente appassionate del cinema in quanto arte (perché devi avere un interesse sopra la media per vederti un film di 40 anni fa che probabilmente hai già visto totalmente in lingua originale) mi ha ribadito la potenza del mezzo cinematografico. L’immersione che mi ha dato questa visione supera di gran lunghe le decine di volte che ho visto questo film, compresa la prima. Era come vederlo senza sapere cosa sarebbe successo. Non si può spiegare quello che si prova assistendo alla scena dell’attacco con La Cavalcata delle Valchirie di Wagner di sottofondo. Non si può sentire l’angoscia di uno sguardo in penombra del colonnello Kurtz. Non si può percepire il disagio del capitano Willard. E non ci si può commuovere e rattristire della miseria della guerra. In home video tutto questo lo senti appena rispetto a come ti penetra nel buio di una sala. Questo tipo di cinema è diventato grande proprio grazie al maxischermo, un mezzo che forse negli ultimi anni sta perdendo il suo fascino a favore del più comodo streaming, ma che non perderà mai tutta la sua mastodontica potenza. E pellicole come Apocalypse Now sono lì a ricordarcelo.

About The Author

Related posts