Recensione Harry Potter e il Calice di Fuoco
Recensione Harry Potter e il Calice di Fuoco

Recensione Harry Potter e il Calice di Fuoco

Corre l’anno 2005 e la Warner annuncia l’uscita del quarto capitolo della saga del mago più famoso del grande schermo: Harry Potter e il Calice di Fuoco.

Nonostante l’incredibile successo de ‘il Prigioniero di Azkaban’, la saga subisce un ulteriore cambio alla regia, con Mike Newell che prende in mano le redini del film, sostituendo il collega messicano Alfonso Cuarón.

La sceneggiatura viene affidata all’insostituibile Steve Kloves e il film viene prodotto da David Heyman.

L’ormai noto cast, composto dal ‘golden trio’, Daniel Radcliffe, Emma Watson e Rupert Grint, accoglie tre volti nuovi: Robert Pattinson, nel ruolo dello studente Cedric Diggory, Brendan Gleeson, nel ruolo del temibile professor Alastor Moody, e un memorabile Ralph Fiennes, nel ruolo di Lord Voldemort.

Harry e il Torneo Tremaghi

Durante il suo quarto anno ad Hogwarts, Harry dovrà affrontare, a sua insaputa, una sfida temutissima nel mondo magico: il Torneo Tremaghi. Tale torneo prevede il superamento di tre prove estremamente mortali, che tre giovani maghi, in questo caso quattro, dovranno fronteggiare per ricevere l’Eterna Gloria.
Dopo aver combattuto contro draghi, sirene ed Avvincini, il giovane mago dovrà assistere, dopo 13 anni, al ritorno di quello che è stato e sarà il suo più grande nemico: Lord Voldemort.
Nella fase più importante della sua adolescenza, i fantasmi del passato di Harry tornano a fargli visita, e tramite sogni e oscure visioni, il mago prevede un imminente ritorno di Voldemort.

Harry Potter e il Calice di Fuoco

L’incipit del film, che si discosta quasi completamente dall’introduzione del romanzo della Rowling, può essere considerato come il punto di svolta della pellicola.

Nella scena iniziale, Voldemort, non ancora al massimo delle sue forze, ordina a Peter Minus (Timothy Spall) di uccidere Harry Potter, il quale guarda la scena dalla prospettiva del guardiano di Villa Riddle, Frank Bryce, e si sveglia dopo essere stato ucciso da un Avada Kedavra.

I toni del film, che riprendono quelli del sogno di Harry, saranno costantemente cupi e tenebrosi.

Lo stile di Mike Newell, simile a quello di Cuarón, da’ vita ad un atmosfera dark che abbraccierà la saga fino all’ottavo film.

Il regista riesce, infatti, a conferire alla pellicola un ritmo sensazionale: si alternano momenti esilaranti a vere e proprie situazioni horror e, talvolta, drammatiche.

Anche gli equilibri tra i vari protagonisti cominciano ad incrinarsi: Harry e i suoi amici, oltre a dover affrontare terribili creature, dovranno anche confrontarsi con tutte le situazioni tipiche dell’adolescenza, come i primi amori e le gelosie.

La sceneggiatura, che, dopo il secondo capitolo, comincia a distaccarsi notevolmente dal romanzo, trasmette alla perfezione lo stato d’animo di Harry, consapevole di dover affrontare una sfida più grande di lui, e delle persone che gli stanno intorno, che lasciano trapelare un senso di insicurezza e preoccupazione.

Il lavoro di Kloves, inoltre, aiuta lo spettatore a muoversi autonomamente nell’ambiente, facendogli cogliere particolari che, nei capitoli precedenti, non erano stati approfonditi a dovere.

La fotografia, affidata al ritrovato Stuart Craig, ci fa addentrare a pieno in quelle che sono le avventure del mago, dalla prima prova del Torneo Tremaghi fino alla battaglia finale nel Cimitero dei Riddle.

L’unica nota ‘negativa’ del film, che tocca più il cuore che la professionalità, è la presenza di Patrick Doyle nella sezione ‘musica’, che prende il posto di John Williams, che preferì, all’epoca, lavorare al fianco di un colosso del cinema, Rob Marshall, sul set di ‘Memorie di una Geisha’.

La musica di Doyle, sulla falsa riga del capolavoro di Williams, risulta essere ugualmente convincente e adatta allo stile del regista.

Le doti attoriali dei tre protagonisti si confermano un crescendo e il Silente di Micheal Gambon, nonostante le varie critiche ricevute prima dell’uscita del film, risulta essere perfetto nel suo ruolo; ma il vero mattatore di questa quarta pellicola è, senza ombra di dubbio, Ralph Fiennes. Il suo personaggio, intorno al quale, in quattro anni, si è creata una grandissima attesa, quasi ossessiva, non si può definire come il solito e banale villain.
Il suo modo di parlare, elegante e, talvolta, ironico, è agghiacciante tanto quanto il suo modo di agire.

Ogni qual volta il Signore Oscuro è in scena, si avverte un senso di tensione, che nemmeno i Dissennatori riescono a creare.

La resurrezione, che deve celebrare sistematicamente un personaggio considerato dai suoi seguaci come una sorta di divinità, è stata resa in maniera impeccabile, con una location degna dei migliori horror e con dialoghi da pelle d’oca, che mostrano tutta la malvagità di Colui che non deve essere nominato.

Durante i suoi 4 anni sul set di Harry Potter, l’attore inglese avrebbe sicuramente meritato qualche importante riconoscimento, soprattutto per la cattiveria e per il cinismo che solo lui ha saputo imprimere ad uno dei personaggi più complessi ed interessanti della saga.

Harry Potter e il Calice di Fuoco

Considerazioni Finali

A mio avviso il film, nonostante l’ennesimo cambio di regia, rimane qualitativamente perfetto; le ambientazioni, i personaggi, le emozioni vengono sovrapposte con grande maestria, regalando allo spettatore un altro capitolo degno della saga di Harry Potter, che sembra non deludere mai le aspettative. Con l’inserimento della componente sentimentale, il film diventa ancora più appetibile sotto il punto di vista cinematografico, ma a fare la differenza è l’inserimento di quello che sarà l’antagonista per eccellenza: Lord Voldemort, che diventerà e rimarrà l’icona della malvagità nella cultura di massa. Ci sono scene che fanno sognare, come quella del Ballo del Ceppo, e altre che faranno rabbrividire perfino i più coraggiosi. Il film presenta una trama più intricata ed inizia ad interessare anche chi, fino ad allora, reputava la saga indirizzata ad un pubblico più giovane, e il punto di forza del film sta proprio nell’andare a pari passo con la crescita dei protagonisti.

Curiosità in Harry Potter e il Calice di Fuoco

  • Brendan Gleeson (Alastor Moody) e Daniel Radcliffe (Harry Potter) erano già apparsi insieme nel film ‘Il Sarto di Panama’ (2001), il primo ruolo in assoluto di Radcliffe.
  • Nel film compaiono cinque attori che hanno interpretato Winston Churchill: Robert Hardy (Cornelius Caramell) lo ha interpretato in ‘Ricordi di guerra’ (1988), Timothy Spall (Peter Minus) in ‘Jackboots on Whitehall’ (2010) e in ‘Il Discorso del Re’ (2010), Brendan Gleeson (Alastor Moody) in ‘Into the storm – La guerra di Churchill’ (2009), Micheal Gambon (Albus Silente) in ‘Churchill’s Secret’ (2016) e Gary Oldman (Sirius Black) in ‘L’ora più buia’ (2017).
  • Su un giornale c’è scritto “Harry Potter e il Torneo Tremaghi”: si tratta del titolo che la Rowling pensò di dare al quarto libro della saga.
  • Mike Newell ottenne un compenso di 1 milione di dollari per aver diretto il film.

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