Recensione Il Buco: una critica alla nostra società

Recensione Il Buco: una critica alla nostra società

Chiunque di voi in questi giorni sia entrato su Netflix si sarà ritrovato di fronte all’anteprima de “Il buco” e chi siamo noi per dire di no a Netflix? Ecco perché siamo qui per parlarne con voi.

La trama [Contiene Spoiler]

La sinossi di Netflix recita: “In una prigione dove i detenuti dei piani superiori mangiano meglio di quelli sottostanti, un uomo si adopera perchè le cose cambino e tutti ricevano cibo a sufficienza.”

Ma andiamo nel dettaglio:

Il protagonista del film è Goreng, un uomo senza alcun reato alle spalle che decide di entrare spontaneamente all’interno di questa prigione strutturata verticalmente in cui all’interno di ogni cella è stato costruito un buco che le collega tutte e dal quale ogni giorno passa una grossa piattaforma ricca di cibo.

Ad ogni detenuto, al suo ingresso viene chiesto quale sia il suo piatto preferito e questo viene aggiunto al menù giornaliero. Se ogni detenuto mangiasse solo ed esclusivamente il suo piatto, ci sarebbe cibo per tutti i vari livelli. I detenuti dei piani più alti però, si appropriano di una quantità maggiore a quella che spetterebbe loro, lasciando quasi senza i prigionieri dei piani inferiori, che divorati dalla fame sono costretti a comportamenti estremi.

Ogni mese ciascun detenuto viene spostato in un nuovo livello casuale ed il sogno di chiunque è quello di risvegliarsi in uno dei piani più alti per potersi nutrire.

Goreng, che vive la situazione in prima persona, si impegna personalmente affinché la situazione possa cambiare, arrivando ad una soluzione radicale.

recensione il buco

Il cast ed i personaggi

Il protagonista Goreng, è interpretato da Ivàn Massagué e ci viene presentato come una persona che decide di entrare all’interno della Fossa con una motivazione quasi “ridicola”, ovvero smettere di fumare e riuscire finalmente a leggere “Don Chisciotte” della Mancia” facendoci notare che al di fuori di questa non si ha alcuna consapevolezza di cosa succeda al suo interno.

Il primo mese all’interno di questa prigione si ritrova con Trimagasi (Zorion Eguileor), un uomo finito in prigione per aver ucciso un immigrato. Egli spiegherà al protagonista come si sopravvive all’interno della Fossa e che se dovessero ritrovarsi insieme ad un livello molto basso in cui il cibo non arriva, sarà disposto anche a tagliare parti del suo corpo pur di sopravvivere (e così avviene quando il mese seguente i due si ritrovano al livello 171). Non appena Trimagasi taglia una parte della gamba di Goreng, sopraggiunge Miharu (Alexandra Masangkay), una donna in cerca di suo figlio che ogni mese scende insieme alla piattaforma per trovarlo.

Lei libera Goreng che uccide a sua volta Trimagasi.

Il mese successivo si ritrova con una donna ed il suo cane; la stessa donna che l’ha fatto entrare all’interno della prigione.

Grazie a lei Goreng inizierà a capire quale sia il suo obiettivo all’interno della Fossa e una volta risvegliatosi al piano n.6 con un nuovo compagno, Baharat (Emilio Buale) decide di metterlo in atto.

La discesa della disperazione

Goreng e Baharat decidono così di salire sulla piattaforma e di scendere con lei fino all’ultimo piano, nutrendo anche i meno fortunati finiti in basso quel mese.

L’obiettivo principale però diventa quello di salvare la panna cotta, uno dei piatti più buoni all’interno del menù, per mandare un messaggio ai piani alti, ovvero “Se un piatto così buono riesce a ritornare su, c’è una falla nel sistema”.

Quasi a costo della vita riescono a portare la panna cotta fino all’ultimo livello, il 303, dove con grande sorpresa trovano la figlia di Miharu che a digiuno da giorni chiede di poter mangiare la panna cotta.

Il film si conclude con Goreng che scende dalla piattaforma riconciliandosi con il suo primo compagno di cella e la piccola bambina che risale con essa per raggiungere i piani alti.

il buco bambina con pannacotta

Interpretazione del finale

Il film si pone come obiettivo principale quello di muovere una critica verso la società moderna e verso coloro che nonostante abbiano tutto il necessario, decidono di non accontentarsi anche a discapito dei meno fortunati.

O meglio, si vuole far capire allo spettatore che molto spesso chi è ai piani superiori non ha nessun interesse a sporgersi verso il basso e dare una mano a chi sta peggio, anzi preferisce pensare solo a sé.

Il finale è stato interpretato in diversi modi, personalmente l’idea che mi sono fatto è la seguente:

Ad ogni “detenuto” viene chiesto il proprio piatto preferito e come già detto se ognuno di essi si limitasse a mangiare solo quello ci sarebbe cibo per ogni livello.

Nella discesa di Goreng viene salvata soltanto la panna cotta come simbolo di speranza, la stessa panna cotta mangiata dalla piccola bambina. Questo avviene quasi come se fosse un passaggio di consegne.

Quella che veniva considerata “messaggio per i piani alti” ovvero la panna cotta è come se in realtà fosse il piatto preferito della bimba, che diventa essa stessa il messaggio, perché come sottolineato più volte all’interno del film, nella prigione non è possibile che ci sia alcun minore.

Il messaggio finale è che “Se la panna cotta , un piatto così buono, può non essere toccato da nessuno in tutti e trecentotre livelli, così un minore può ritrovarsi all’interno di questa struttura” evidenziando una falla fin dall’inizio in quella che viene considerata una struttura organizzata nel migliore dei modi.

Curiosità sul film

La donna asiatica che scende ogni mese alla ricerca di suo figlio, si chiama Miharu che in giapponese significa letteralmente “Aprire gli occhi”, a dimostrazione che fin dall’inizio sia lei,o meglio sua figlia, la chiave di tutto il film.

In conclusione

Il film viene classificato come thriller/horror, ma più che altro per i suoi toni dark e per le scene cruente di cannibalismo, nonostante ciò, noi di MovieBlog consigliamo la visione a tutti voi, anche per farvi una vostra idea sulla società attuale e su cosa stiamo diventando con il passare del tempo.

Trailer

 

Vi lasciamo con questa frase iconica che viene detta fin dalle prime battute:

“Ci sono 3 tipi di persone: quelli di sopra, quelli di sotto e quelli che cadono”.

About The Author

Diplomato al Liceo Scientifico, tra una pagina e l'altra di un libro di matematica, un episodio calza a pennello. Più che per il cinema, ho la passione per il piccolo schermo. Sono l'amico a cui viene sempre fatta la domanda "Ma che serie tv mi consigli?" Se non avete idea di cosa guardare, faccio al caso vostro. Siete invitati nel sottosopra che si trova nella mia testa.

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