Recensione The Marvelous Mrs Maisel, terza stagione

Recensione The Marvelous Mrs Maisel, terza stagione

Arrivata alla terza stagione, “La Fantastica Signora Maisel” – fenomeno esploso nel 2017 su Prime Video e premiato con 8 Emmy e due Golden Globe per la sua prima stagione – non accenna a diminuire il suo appeal.

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Creata da Amy Sherman-Palladino (colei a cui si deve la serie “Una mamma per amica”) è uno dei prodotti seriali più divertenti e arguti visti negli ultimi anni in televisione.

IL SUCCESSO DELLA SERIE

Il suo successo è dovuto in primis a uno script accattivante, che unisce il mondo della stand-up comedy (molto in voga negli Stati Uniti) a uno spaccato della società newyorchese a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta.

In particolare, si concentra sulla condizione e l’emancipazione femminile di quell’epoca, dato che la protagonista Miriam “Midge” Maisel (interpretata da una irresistibile Rachel Brosnahan) è la classica casalinga borghese di origini ebree, con due figli, un marito e un ménage familiare all’apparenza perfetto.

Se non fosse che nel giro di una notte il suo mondo dorato si disgrega davanti ai suoi occhi: il marito la lascia improvvisamente per un’altra donna, i genitori la incolpano del suo fallimento (perché nessuna brava ragazza ebrea che si rispetti si fa soffiare il coniuge da sotto il naso) e lei, disperata e visibilmente ubriaca, vaga per le strade di New York fino a raggiungere un locale di cabaret dove, salita sul palcoscenico e afferrato il microfono, inizia a raccontare al pubblico le sue disavventure amorose e familiari suscitando immediatamente fragorose risate e applausi.

Sarà l’inizio di una nuova, grande avventura per lei. Con l’aiuto di Susie, una barista-agente a dir poco sui generis (un’esilarante Alex Borstein che più di una volta ruba la scena alla protagonista), la passione per i riflettori che fino a poco tempo prima era per lei stessa un mistero sarà la chiave di volta per dare una direzione inaspettata alla sua vita.

Mrs Maisel

LA TERZA STAGIONE

In questa terza stagione la carriera di Midge, ormai performer apprezzata nell’ambiente della comicità newyorchese, è pronta a espandere i suoi confini visto che è stata ingaggiata per aprire le varie tappe del tour americano del cantante soul Shy Baldwin, che la porteranno in giro per gli Stati Uniti con un budget decisamente più alto e la possibilità di soggiornare negli hotel più esclusivi delle città visitate, su tutte Miami e Las Vegas.

Se da una parte lo show ha perso l’elemento di novità della prima stagione e il classico gioco degli equivoci non esiste più (inizialmente né i genitori né l’ex marito di Midge sanno del suo nuovo “lavoro”), dall’altra conserva intatto quel godibilissimo mix tra comicità intelligente, con battute a raffica e situazioni paradossali, e racconto sociologico.

Gli sceneggiatori sono infatti abili nel calare le varie vicende dei personaggi in un preciso contesto storico ma allo stesso tempo hanno un occhio attento all’attualità, specialmente alla condizione della donna in un ambiente lavorativo prettamente maschile (e maschilista) e, in questo nuovo arco narrativo, anche alla questione razziale, visto che il cantante Shy Baldwin con cui Midge va in tour è nero, così come la maggioranza dell’entourage. Va detto, il tutto è affrontato sempre con grande ironia.

Non manca ovviamente il romanticismo: dopo i tira e molla con l’ormai ex marito Joel, Midge si è lasciata alle spalle il fidanzamento con il medico Benjamin mentre il suo rapporto di amicizia con il collega Lenny Bruce si fa sempre più intenso.

Tra i momenti più divertenti della serie c’è anche il rapporto burrascoso – e spassosissimo – di Midge con gli inflessibili genitori Abe e Rose (rispettivamente Tony Shalhoub, che i più ricorderanno nei panni del Detective Monk nell’omonimo show, e Marin Hinkle), ferventi ebrei e più preoccupati delle apparenze che della felicità della figlia, costretti a scendere a compromessi quando capiranno che il loro stile di vita non potrà più essere lo stesso di prima.

PERCHÉ GUARDARLA?

Per chi è alla ricerca di una storia di emancipazione e riscatto, condita da gag fulminanti e comicità sferzante, con una chiara e appassionante evoluzione dei personaggi e situazioni improbabili, “La Fantastica Signora Maisel” fa al caso vostro. In più, da non sottovalutare, lo straordinario lavoro compiuto dal reparto tecnico nel ricreare le atmosfere, i costumi e gli ambienti di quegli anni, un tocco di vintage accompagnato da una colonna sonora che va da Sinatra, Ella Fitzgerald fino a Peggy Lee e Barbra Streisand che non potrete non trovare irresistibile.

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