Recensione Diavoli, Serie TV sulla Finanza

Recensione Diavoli, Serie TV sulla Finanza

Diavoli: carnefici, vittime e sopravvissuti.

Diavoli è la nuova serie originale Sky tratta dal best seller di Guido Maria Brera che ci porta nel mondo della finanza, diretta da Nick Hurran (Sherlock, Doctor Who, Fortitude, Altered Carbon) e Jan Maria Michelini (I Medici, DOC- Nelle tue mani). Guardare questa serie TV significherà entrare nel labirinto di Cnosse. Non dimenticate di portare il filo e soprattutto qualcuno come compagnia. Anche perché non ci sarà solo un mostro ma bene due, o meglio due Diavoli.

Cast

La serie TV che molti aspettavano ha come protagonisti assoluti due squali Patrik Dempsey e Alessandro Borghi nei panni di Dominic Morgan e Massimo Ruggero, uomini d’affari di una grande banca d’investimento. Due Diavoli. Il fuoco e l’acqua come habitat. Potere, soldi e lussuria come armi. Due gladiatori nell’arena della finanza. Giocatori di scacchi e di poker. Mossa dopo mossa. Enigma dopo enigma. Luci poche, ombre tante. Le puntate come un ascensore: si sale e si scende. Il linguaggio arriva ma il ritmo è lento perché bisogna stare dietro ai numeri in molte scene. Da menzionare anche due figure femminili che tengono testa ai due cavalieri del male: Nina Morgan, interpretata da Kasia Smutniak, è la moglie di Dominic, una donna di mondo, sofisticata, aristocratica, ma anche fortemente instabile e determinata con un passato tormentato. La seconda amazzone della serie è Sofia Flores, interpretata da Laia Costa. Lavora come hacktivista e reporter per Subterranea, una piattaforma clandestina di controinformazione guidata da Daniel Duval (Lars Mikkelsen) che vuole portare alla luce gli oscuri segreti del mondo della politica e della finanza.

cast diavoli
Alessandro Borghi, Kasia Smutniak e Patrick Dempsey

3,2,1… via!

Nelle prime puntate bisogna stare attenti e svegli per seguire. A tratti un po’ confusionaria e nebulosa. Inizia con un andamento lento facendo poco rumore. Nelle prime battute gli attori si riscaldano e si preparano per dare vita a un match con colpi di scena e tattiche che trasformano azioni difensive in contropiedi letali. Diavoli è come una melodia che ti entra nella testa lentamente.

Le guerre messe in scena sono combattute con i soldi, da casa o dall’ufficio comodamente. Non è un videogioco, è la vita che c’è dietro ai soldi e al potere. La finanza e suoi scheletri nell’armadio o meglio nei conti correnti. Coscienze intrappolate. La finanza celebra la parte migliore o peggiore? Intrighi e sete di potere raccontati da Alessandro Borghi e Patrick Dempsey come due pezzi di ghiaccio che non si sciolgono mai. Puntata dopo puntata si prendono sempre di più la scena. Si fa fatica a fare a meno di loro.

La serie Diavoli è come quel cassetto con una parte oscura. Non c’è il buono e cattivo. Non si riesce a prendere una posizione. Da che parte stare? Quale team seguire? Oppure sono loro che seguono lo spettatore? Gli squali seguono la preda. Il racconto segue la realtà. Storie ed eventi realmente accaduti come dei capitoli si intrecciano con i possibili autori e spettatori. Si racconta di un’altra contrapposizione: la sofferenza della gente e l’indifferenza del potere. L’Amore più forte dell’odio? L’innocenza può sopravvivere alla sofferenza e alle catastrofi? I soldi sono i sentimenti della finanza. I soldi mettono in discussione tutto e tutti. Facile diventare un appestato quando si è diversi in un mondo di potere, invidia, vanagloria come quello della finanza.

Ovviamente c’è una parte anche romanzata che rende paradossalmente più interessante la storia. Saranno raccontati tradimenti e colpe che si pagano sempre. Nessuna pietà. La finanza non va a dormire. Come un vampiro. Assetato di potere e soldi delle persone. Il bene e l’innocenza hanno altre forme, altri volti, altre storie. Si rischia di essere avvolti e trascinati nell’oscurità della storia raccontata. Quando c’è l’oscurità c’è sempre un passato che tormenta. Mai dimenticare però che dietro ai numeri ci sono le persone con le loro fragilità e problemi.

L’ottava puntata ambientata in Italia sembra un episodio di Gomorra: malaffare, arroganza, sofferenza, disperazione, la legge del più forte. Teatralità ed azione non mancano, vanno solo aspettate per assaggiare altri gusti del racconto. Massimo Ruggero come Ciro Di Marzio: l’immortale della finanza.

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Diavoli e la Filosofia

Vedere Diavoli è fare filosofia. La storia confonde, è ambigua così come il diavolo. Gli attori sono bravi a tenere le proprie carte coperte. Una partita a poker tra lo spettatore e gli attori. La sfida è trovare qualche angelo tra i diavoli. Senza dimenticare che anche Lucifero era tra gli angeli. Tragedie e finanza: un collegamento che puntata dopo puntata fa sempre più paura. Come vasi comunicanti: quando uno si riempie l’altro si svuota. Numerosi sono gli interrogativi portati in scena da questa serie e tutti giungono ad un unico denominatore: il bene. Esiste una verità? Come raggiungerla? A quale prezzo? Chi è il cattivo? Chi è il buono?

La verità, una parola sulla bocca di tutti ma negli intenti di pochi, una realtà che è facile scoprire se riguarda gli altri, ma che pesa se si parla di noi… ancora una volta ce lo dimostrano i due grandi protagonisti capaci di sapere tutto degli spostamenti e perfino dei pensieri di coloro che li circondano ma che non rivelano neanche a loro stessi le proprie emozioni. E se la verità è sinonimo di “disvelamento”, questo è ben rappresentato negli atti finali delle puntate: passo dopo passo, velo dopo velo, cadono tutte quelle costruzioni che costellano il mondo dei soldi e della finanza, Massimo Ruggero si propone come un alter Platone nel labirinto degli inganni costruiti dai colossi dell’economia, serrando la distanza che lo divide da Dominic, fino a diventare come lui.

E ora forse non esiste più la volontà di rappresentare il bene? O forse è come quella leggenda del labirinto dove chi ne esce si ritrova una persona completamente nuova rispetto a come è entrata? È possibile che vedendo le cose dall’altro le situazioni possano cambiare prospettiva e quello che era fondamentale diventa inutile?

Sembra quasi di ritrovarsi in un girone infernale alla vista della serie, dove non si capisce di chi fidarsi e da chi prendere le distanze e il finale non reca molte risposte in più, sta allo spettatore interrogarsi su chi vuole essere e questo lo ricorda il dibattito finale tra i due grandi protagonisti. “-Ci chiamano diavoli, ma siamo l’ultimo baluardo prima del caos -io non sono come te, io non distruggerò mai la vita delle persone -davvero?”.

Diavoli Serie TV
Alessandro Borghi in Diavoli

Il Sipario di chiude

Non scende mai la luce in questa serie. C’è sempre una macchia da coprire o da ripulire. La coscienza è separata dai soldi. I personaggi come ombre oscure: un diavolo può cambiare? Non c’è speranza per il diavolo? Vivere con i sensi di colpa o nemmeno riconoscerli? L’Amore può sopravvivere al potere e ai soldi?

La partita non è finita.

Curiosità

  • Da quando è arrivata la serie tv Diavoli, il nostro vocabolario si è arricchito di una parola, shortare. Un termine che, a conoscerne il significato più profondo, fa rabbrividire. Cosa rappresenta questo vocabolo nel mondo della finanza ce lo spiega, in un video, Guido Maria Brera, autore del libro da cui è tratta la serie. In sostanza chi crede che per fare profitto si debba prendere un bene e rivenderlo quando il valore è cresciuto non sa cosa significa shortare. E’ come muoversi sul filo del rasoio, il rischio di fare un flop è alto ma se l’operazione riesce si portano a casa profitti inimmaginabili.
  • Visto che la serie è totalmente girata in inglese, anche Borghi ha dovuto utilizzare questo idioma. Tuttavia, non ha voluto doppiare sé stesso poiché, non essendo un vero doppiatore, avrebbe sentito di non essere all’altezza degli altri professionisti di livello che tutti i giorni danno la voce ai grandi attori stranieri.
  • Quattro eventi da conoscere per capire al meglio DIAVOLI e la storia:
    • il crollo dell’economia in Argentina, 2001;
    • il crack del mercato finanziario americano, 2008;
    • la crisi economia della Grecia e dell’Irlanda, 2009;
    • l’inizio della prima guerra civile in Libia, 2011.

Domenico Iovane e Barbara Simeoni

About The Author

Diploma classico e giurista in erba alla Federico II di Napoli. Appassionato e cultore di cinema, sognatore a occhi aperti, inguaribile romantico. La passione per il cinema molto probabilmente deriva dalle tragedie greche. Studioso del bel calcio dopo aver visto il doppio passo del fenomeno Ronaldo ai tempi dell'Inter e le esultanze dell'areoplanino/scugnizzo Montella. Mi servo della scrittura per arrivare al cuore della persone. Preferisco καιρός al kρόνος!

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