Recensione Monuments Men di George Clooney

Recensione Monuments Men di George Clooney

Preservare la storia e la cultura umana equivale a salvare la vita dell’uomo: “Monuments Men”.

Monuments Men (The Monuments Men) è un film del 2014 scritto, diretto, prodotto ed interpretato da George Clooney.

Il cast è composto, oltre che dallo stesso Clooney (Frank Stokes), da Matt Demon (James Granger), Bill Murray (Rich Campbell), John Goodman (Walter Garfield), Jean Dujardin (Jean-Claude Clermont), Bob Balaban (Preston Savitz), Hugh Bonneville (Donald Jeffries) e Cate Blanchett (Claire Simòne).

La pellicola è una libera trasposizionecinematografica dell’omonimo romanzo scritto da Robert Edsel nel 2009.

Trama

Gand, Belgio. Seconda Guerra Mondiale. Alcuni religiosi stanno tentando di portare in salvo opere dalla presa dei nazisti, fra cui una inestimabile pala d’altare. Intanto a New York, lo studioso d’arte Frank Stokes convince il presidente degli Stati Uniti a permettergli di radunare un piccolo gruppo, nome in codice “Monuments Men”, formato da curatori di musei, architetti ed esperti d’arte per arruolarli nell’esercito allo scopo ritrovare le opere d’arte storiche trafugate da Adolf Hitler nei paesi europei invasi. Fra i collaboratori di Stokes c’è anche l’inglese Donald Jeffries, che dopo essersi screditato professionalmente era caduto nell’alcolismo e che ora, nell’uniforme dell’esercito britannico, sembra trovare una nuova ragione di vita nel salvare il patrimonio artistico mondiale. Nonostante la scarsa preparazione militare della maggior parte degli uomini, il gruppo dimostrerà determinazione e coraggio in un’impresa eroica che accanto alle inevitabili perdite salverà dalla follia bellica la cultura, la storia e quindi la vita stessa del genere umano.

Monuments Men

Analisi Film

La tragedia della guerra viene confinata sullo sfondo per i minuti iniziali concentrando l’attenzione sulla personalità degli esperti di arte di cui la maggior parte risultano soldati improvvisati e forzati a scendere in prima linea. L’inevitabile elemento comico attenua e rimanda per poco il ritorno preponderante del dramma storico che riporta alla tragedia quando cominciano a cadere alcuni membri della squadra. L’atto barbaro dei nazisti in fuga di fare terra bruciata di gran parte delle opere trafugate è un colpo al cuore per esperti ed appassionati ed il discorso finale del capo della squadra è una commovente spiegazione di quanto salvare la cultura abbia lo stesso valore del salvare la vita dalla follia dell’uomo bellicoso.

Eroi della Cultura

Con l’acronimo M.F.A.A. (Monuments, Fine Arts, and Archives, lett. “Monumenti, Belle Arti e Archivi”) si vuole indicare una task force militare organizzata nel 1943 dagli Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale per proteggere i beni culturali e le opere d’arte nelle zone di guerra. Ed i componenti di questo programma sono noti come i Monuments Men. Il gruppo in questione era composto da circa 345 civili, professionisti dell’arte, provenienti da 13 nazioni diverse. Professori universitari, curatori, storici dell’arte e direttori di musei furono arruolati e mandati a lavorare in prima linea sul fronte in Europa Nord-Occidentale sotto il ramo operativo del Supreme Headquarters Allied Expeditionary Force, comandato dal generale, e futuro 34o presidente USA, Dwight Eisenhower. La MFAA operò dal 1943 al 1951, riuscendo a recuperare circa 5 milioni di beni culturali tra dipinti, sculture e opere d’arte varie, di cui circa 4 milioni erano stati rubati. Tra le opere recuperate spiccano il Polittico dell’Agnello Mistico di Jan van Eych, la Madonna di Bruges di Michelangelo ed il Ritratto di Adele Bloch-Bauer I di Gustav Klimt (tutte e tre le opere vengono citate nel film).

Monuments Men George Clooney

Dalle pagine al celluloide

Lo scrittore statunitense Robert Morse Edsel ha iniziato nel 1997 le sue ricerche sul programma MFAA ed è autore di tre romanzi sull’argomento: Rescuing Da Vinci (2006), The Monuments Men: Allied Heroes, Nazi Thieves and the Greatest Treasure Hunt in History (2009) e Monuments Men: Missione Italia (2013). Dal secondo di questi libri è tratto il film e tutt’ora risultano tradotti in italiano questo nel 2013 ed il terzo nel 2014, entrambi per l’editore Sperling & Kupfer. Per chi volesse approfondire l’argomento è da segnalare anche lo scrittore italiano Roberto Riccardi ed il suo romanzo Detective dell’arte. Dai Monuments Men ai carabinieri della cultura pubblicato da Rizzoli nel 2019. Seppur trattati con notevoli cambiamenti e semplificazioni, buona parte dei personaggi sono ispirati agli effettivi protagonisti storici del MFAA e delle vicende svoltesi durante la Seconda Guerra Mondiale. Prodotto con un budget di 70 milioni di dollari, il film ha guadagnato un incasso globale di circa 155 milioni, risultando un discreto successo di botteghino seppur stroncato dalla critica.

Critica

Non sempre botteghino e critica vanno sullo stesso binario quando guardano il risultato del prodotto. E se il film in questione ha delle pecche tecnicamente individuabili forse tutto si può ridurre ad una eccessiva leggerezza con cui viene riproposto l’argomento storico. Ma chi crede ancora nel valore della cultura rappresentata dal patrimonio artistico (e letterario) e chi ha avuto la fortuna (sfortuna per il degrado totale in incremento) di avere avuto una formazione classica sui banchi di scuola e di università non può che commuoversi a sentire le parole di Clooney in risposta al presidente USA che gli chiede se è valsa la pena rischiare la vita per salvare delle opere d’arte:

“Ci direbbero che con tutta la gente che muore, chissenefrega dell’arte. Ma sbagliano. Perché è per questo che noi combattiamo, per la nostra cultura, e per il nostro stile di vita. Puoi sterminare una generazione di persone, radere al suolo le loro case, troveranno una via di ritorno. Ma se distruggi i loro conseguimenti, e la loro storia, è come se non fossero mai esistite, solo ceneri che galleggiano.”

Trailer Monuments Men

 

Un film sulla guerra per chi ama la cultura vera!

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