Recensione Guida romantica a posti perduti

Recensione Guida romantica a posti perduti

Presentato alla mostra del cinema di Venezia ’77, Guida romantica a posti perduti, diretto da Giorgia Farina, è un insolito road movie alla ricerca di luoghi dimenticati, durante il quale due sconosciuti, entrambi intrappolati in una vita fallimentare fatta di inganni, fanno i conti con il proprio passato.

Una specie di viaggio fisico dentro i luoghi dello spirito di due anime tormentate e problematiche.

Trama Guida romantica a posti perduti

I protagonisti di Guida romantica a posti perduti sono Benno e Allegra. Lui è un presentatore di cinquant’anni, inglese, e beve come non ci fosse un domani; lei ha vent’anni di meno, ed è una travel blogger che soffre di ansia. Entrambi vivono delle loro bugie e non hanno intenzione di fermarsi. Sono vicini di casa ma non si sono mai incontrati fino al giorno in cui Benno finisce sul pianerottolo sbagliato, e niente sarà più lo stesso per entrambi.

Il puro caso guida questa strana coppia in un volo verso luoghi perduti o dimenticati, dove il loro sostegno reciproco porta alla scoperta di sé.

Nei panni di Benno, Clive Owen indossa un piccolo orecchino, una giacca e un dolcevita beige. Attraverso diverse complicazioni casuali, Benno si unisce ad Allegra (Jasmine Trinca) in un viaggio che dall’Italia attraversa alcuni stati dell’Europa occidentale.

La loro avventura spesso vaga in un capriccio stridente e si appoggia a garbugli atipici e talvolta inspiegabili.

Guida romantica a posti perduti

Ritratti dei due protagonisti

Allegra soffre di problemi legati all’ansia e ha spesso attacchi di panico, che le hanno impedito di svolgere realmente la sua professione. La donna vive in una sua realtà fittizia e inventata, in cui si spaccia come blogger di viaggi pur non uscendo mai di casa; copia le recensioni di altri millantando di essere una giramondo. Ha anche il terrore degli spazi troppo grandi ed evita di legarsi davvero al ragazzo più giovane che frequenta, Michele (Andrea Carpenzano).

La sua è un’esistenza, fatta di finzione e priva di un reale scopo, che trova con questo viaggio la possibilità di accendersi.

Dopo l’ennesima bevuta di troppo di Benno, Allegra incontra il suo vicino di casa impersonato da un Clive Owen alle prese con una deliziosa performance in inglese e in italiano. Anche la vita di Benno è inconcludente e fasulla: presenta un programma televisivo dove finge di capire gli intervistati, perché dopo tanti anni non ha ancora voluto imparare la lingua italiana, mistifica il suo alcolismo, trasforma in gioco ogni situazione potenzialmente pericolosa causata dall’alcol, nonostante le pressioni della moglie (Irene Jacob) che vorrebbe si curasse.

Guida romantica a posti perduti

Viaggio nei luoghi perduti

Il film di Giorgia Farina è del tutto strano, ha parti ciniche, a volte didattiche e sentimentali. È un road movie dai toni dolci e amari, la cui strada è quella verso il ritorno alla normalità dei protagonisti, vissuto a tappe come i luoghi che il loro percorso incontra.

I due viaggiatori si imbattono in una serie di posti di bellezza continentale abbandonati. La chiesa galleggiante di San Vittorino, l’industriale Crespi d’Adda, i castelli medievali francesi, la zona militare di Stanford: tutto è reso in uno stile che ricorda una guida di viaggio sintetica.
La ricerca di ciò che è andato perduto fornisce la panoramica tematica, poiché i luoghi delle riprese offrono intervalli a pois nel corso della narrazione.

Sia Benno sia Allegra hanno partner romantici, che amano ma che puntualmente deludono. Questi sono mostrati come figure sante, misericordiose ed eternamente indulgenti.

La risalita umana

In questa specie di Lost in Translation italiano ed europeo i due protagonisti si aiutano, e lo fanno comunicando come possono (l’italiano di Benno è discutibile come l’inglese di Allegra).

Nella ragazza si riaccende la voglia di uscire dal suo universo fittizio nel momento in cui decide di rivelare per la prima volta a qualcuno i suoi disturbi e i suoi blocchi; Benno è la persona giusta per far comprendere ad Allegra che la sua attività di blogger è una proiezione della vita che vorrebbe vivere. Allo stesso modo nessuno può capire meglio di lei, ormai estranea alla sua stessa esistenza, i continui vuoti mentali e le amnesie del presentatore.

Gli sguardi, i vuoti, i silenzi, i gesti di Jasmine Trinca e Clive Owen trasformano la loro chimica in una narrazione che va ben oltre le singole parole.

Dall’incontro di queste due anime, bizzarre e sempre fuori posto per essere comprese, nasce un sentimento di rivalsa.

Un percorso che attraverso luoghi in apparenza non significativi c’è l’appropriazione dell’io nascosto, l’accettazione delle proprie paure.

Conclusione

La regista si stacca dalle commedie nere dei suoi lavori precedenti per dar vita ad un film diverso, dove la malinconia regna sovrana. Utilizza luoghi atipici (belli ma desolati e con un fascino particolare) per rispecchiarci sentimenti umani in cui chiunque possa ritrovarsi. Una visione che ha origine dalla vera esperienza di Giorgia Farina, che ha passato gli ultimi anni a girare il mondo facendo progetti con ragazzi. Nonostante alcune pecche narrative evidenti (si pensi ai rapporti abbozzati dei protagonisti coi rispettivi partner) la regista dimostra di saper toccare i nervi scoperti di tutti, centralizzando la malinconia riguardo al passato come strumento narrativo e come anche contrappunto emotivo.

Un racconto che prende una via diversa dalle solite commedie del nostro cinema, con un cast convincente dall’afflato internazionale che porta ad un finale insolito ma soprattutto liberatorio.

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