Il Fenomeno SKAM Italia, ecco la recensione completa

Il Fenomeno SKAM Italia, ecco la recensione completa

IL FENOMENO SKAM

Ho scoperto tardivamente il fenomeno SKAM (letteralmente “vergogna”), una web serie creata in Norvegia nel 2015 e successivamente esportata in altri Paesi, tra cui Francia, Spagna e Italia, che l’hanno adattata con una propria produzione.
Con un filo narrativo in comune e personaggi simili, ogni serie segue le vicende di alcuni adolescenti di oggi alle prese con i problemi di tutti i giorni.
La versione italiana composta da tre stagioni è stata realizzata nel 2018 e andava in onda su Tim Vision con una puntata a settimana, fino alla notizia della chiusura lo scorso anno con il disappunto di molti fans.
Ma grazie allo zampino di Netflix, che l’ha acquisita e reso disponibili gli episodi delle prime tre stagioni da gennaio, è stato anche possibile produrre un quarto capitolo che uscirà a breve sulla piattaforma streaming.
Un colpaccio che ha di fatto aumentato la popolarità della serie, che già godeva di una fanbase molto attiva nonostante fosse un prodotto di nicchia.

SKAM Italia

Ma a cosa si deve questo grande successo?

Innanzitutto, Skam Italia è una serie su adolescenti per adolescenti. Il linguaggio è colloquiale, uno “slang” di tutti i giorni che parla spudoratamente al suo pubblico, la generazione Z.
Ciononostante, poiché ogni generazione ha dei punti in comune con quelle che l’hanno preceduta, chiunque potrà trovare dei motivi validi per interessarsi a questo racconto di adolescenti 2.0, oserei dire soprattutto coloro che adolescenti non lo sono più da un bel po’.
Ad esempio, ne consiglierei assolutamente la visione ai genitori di teenagers in questi tempi di grande difficoltà comunicativa, nonostante siano circondati da strumenti che dovrebbero facilitarla.
I temi trattati sono molteplici e importanti: dal bullismo all’omofobia, dagli abusi sessuali al body shaming, passando per la discriminazione etnica e religiosa, tutti trattati con piacevole naturalezza e calati nella quotidianità di ragazzi “normali”, che all’apparenza non hanno nessun problema rilevante se non quello di convivere con loro stessi e le loro insicurezze in una società che proietta su di loro grandi aspettative, tramutatasi in un concentrato di spunte blu su Whatsapp e likes su Instagram che ne definiscono i gradini gerarchici.
Le vicende si svolgono in un liceo di Roma e i rapporti interpersonali, ritratti senza troppi orpelli o retorica, risultano fortemente influenzati dalla tecnologia ma solo all’apparenza: in fin dei conti – e questa è una delle carte vincenti della serie – ciascun adolescente compie gli stessi errori e scelte di quello della generazione precedente, cambiano solo i modi con cui ci si approccia al mondo circostante.

I PROTAGONISTI DELLA SERIE

Ogni stagione si concentra su un personaggio differente (seguendo la linea narrativa della serie originaria norvegese) e la regia è efficace nel mostrarci il cambio di prospettiva dei vari ragazzi che si susseguono nella narrazione. Bastano pochi momenti infatti per identificarsi facilmente con i protagonisti, una qualità molto importante per una serie rivolta principalmente a un pubblico giovane.
Nella prima stagione seguiamo la storia di Eva (interpretata da Ludovica Martino), 16enne del terzo anno di liceo che si è trasferita da poco in un’altra scuola con il suo ragazzo Giovanni (Ludovico Tersigni) e deve affrontare un nuovo ambiente e nuove amicizie.
La seconda stagione ha come protagonista Martino (interpretato da Federico Cesari), il migliore amico del ragazzo di Eva, che dovrà affrontare un percorso di scoperta di sé e di ridefinizione delle proprie convinzioni.
Nella terza stagione invece scopriamo meglio il personaggio di Eleonora (interpretata da Benedetta Gargari), una delle migliori amiche di Eva, e le sue vicissitudini amorose e familiari.
Il quarto capitolo, ancora inedito, sarà incentrato su Sana, ragazza di origini musulmane dalla forte personalità.

Tutte queste storie compongono un mosaico variegato di uno spaccato sociale che oggi ha ancora molto da raccontare, mentre i protagonisti formano degli archetipi narrativi che alcuni potranno contestare di aver già visto, ma che fino ad ora probabilmente non avevano ricevuto un trattamento esattamente dignitoso dalla narrazione seriale e cinematografica italiana (vedi gli adolescenti stucchevoli e nevrotici di Moccia e simili).

Trailer SKAM

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