Recensione Conan il Barbaro di John Milius

Recensione Conan il Barbaro di John Milius

Il coraggio, la forza, il carattere ed il bene che trionfa sul male nel solo ed unico “Conan il barbaro”.

Conan il barbaro (Conan the Barbarian) è un film di genere epico-fantasy-avventura-action del 1982 diretto da John Milius.

Ispirato all’omonimo personaggio dei racconti fantasy ideato da Robert Ervin Howard e pubblicato sulle pagine della rivista pulp Weird Tales nel 1932.

Il film ha per interpreti principali Arnold Schwarzenegger (Conan), James Earl Jones (Thulsa Doom), Sandahl Bergman (Valeria), Gerry Lopez (Subotai), Makoto “Mako” Iwamatsu (Akhiro “Il Mago”), Max Von Sydow (Re Osric), Ben Davidson (Rexor), Cassandra Gaviola (la strega), Valérie Quennessen (la principessa), Jorge Sanz (Conan bambino), William Smith (padre di Conan), e Roswicha “Nadiuska” Honcznar (madre di Conan).

Prodotto con un budget di 20 milioni di dollari il film ebbe un incasso globale di circa 69 milioni e fra i riconoscimenti si segnalano il Golden Globe 1983 “miglior attrice debuttante” ed il Saturn Award 1983 “miglior attrice” entrambi a Sandahl Bergman.

Il successo del film favorì la realizzazione di un sequel stand-alone, Conan il distruttore, uscito nel 1984.

Nel 2011 esce un reboot, Conan the Barbarian, diretto da Marcus Nispel con protagonista Jason Momoa, che è stato stroncato dalla critica e dal botteghino.

Se escludiamo un documentario sul culturismo e qualche piccola apparizione in produzioni a scarso budget, la pellicola segna di fatto l’esordio sul grande schermo di Schwarzenegger che ottiene una meritatissima notorietà internazionale.  

“Fra il tempo in cui l’oceano inghiottì l’Atlantide e il sorgere dei figli di Aryas, vi fu un’era al di là di ogni immaginazione… L’era in cui visse Conan, destinato a portare la corona ingioiellata di Aquilonia sulla sua fronte inquieta… Lasciate che vi dica di quei giorni di gloriose avventure.”

Trama

Schiavo, guerriero, eroe… nell’immaginaria era Hyboriana inizia la storia di Conan. Reso orfano da una banda di brutali predoni capeggiati da uno spietato leader, Thulsa Doom, il giovane cimmero sopporta un’infanzia di impietosa schiavitù per diventare un gladiatore il cui unico compito sarà far divertire i suoi aguzzini. Mandato in estremo oriente per affinare le sue capacità di combattente, Conan si affrancherà dalla schiavitù ed inizierà una vita di ramingo assieme ai ladri Subotai e Valeria. L’incontro casuale con una setta assetata di sangue riaccenderà in lui il desiderio di vendicare il massacro dei suoi genitori. Con l’aiuto dei suoi compagni e del mago Akito il coraggioso guerriero vivrà un’avventura imperniata sul coraggio, sulla forza, sul carattere e sul trionfo del bene sul male.   

Analisi del Film

Le pagine cartacee di un mondo in cui solo il coraggio e la forza, fisica e interiore, servono per sopravvivere alle difficoltà della vita viene riprodotto con una particolare attenzione alle immagini, alle musiche e all’azione nel contesto in celluloide. L’azione scorre lenta fra scenografie suggestive e note emozionanti. Le poche parole scandiscono in dialoghi e monologhi un perfetto equilibrio di drammatico, epico, comico e romantico. E perfino il silenzio di sguardi in primo piano fa da eco alle emozioni vissute e rappresentate dai personaggi. Una vita segnata da un trauma infantile e temprata da anni di dure lotte ai limiti del supplizio forgiano la purezza primordiale del guerriero non corrotto dall’illusione del lusso offerto da una civiltà ancora in erba e facile preda di fanatismi. Un’esistenza votata alle razzie e ai duelli per il solo gusto di vivere e di combattere concede anche di scoprire l’amicizia e l’amore. Ma il ricordo del trauma iniziale risveglia nel protagonista il desiderio di vendetta che inevitabilmente conduce fino all’estremo sacrificio nell’ultimo ed emozionante scontro finale che glorifica il coraggio di pochi che non indietreggiano davanti a molti. 

Conan il Barbaro

Robert Ervin Howard e l’Heroic Fantasy

Lo scrittore statunitense Robert Ervin Howard (1906-1936) è ritenuto uno dei padri della moderna heroic fantasy ed uno dei massimi esponenti della letteratura di genere horror e del romanzo d’avventura. L’infanzia e la fanciullezza risultano profondamente segnate dal luogo in cui visse la maggior parte della sua vita, Cross Plains,una serie di villaggi al centro del Texas che potevano essere considerati gli ultimi avamposti della civiltà della frontiera.

Di carattere introverso comincia a leggere con avidità romanzi e racconti di avventura, sognando di vivere le stesse avventure che vive nelle pagine. Appena quindicenne inizia a scrivere, più per sé stesso che per gli altri, i suoi primi racconti: Edgar Rice Burroughs, Sax Rohmer e Rafael Sabatini sono gli scrittori di riferimento.

Per difendersi dalle prepotenze del padre e dalle angherie dei coetanei a scuola, Howard decide di applicarsi nello sport (pugilato e body-building), tirando su un fisico robusto e imponente.

Nel luglio 1925, a 19 anni, inizia la sua carriera di scrittore con il primo racconto pubblicato dalla rivista Weird Tales. Abbandonata l’università nel 1928, inizia una vasta serie di mestieri per mantenersi (barista, fattorino, impiegato).

Il bellezza dei suoi racconti e la qualità della prosa attirano l’attenzione di H.P. Lovercraft, con cui Howard intrattiene rapporti epistolari nel 1930 (pubblicato in parte dopo la morte di entrambi).

Il 1932 è l’anno della svolta per Howard. Con il racconto La fenice sulla lama, pubblicato in dicembre, fa il suo esordio il personaggio di Conan il cimmero, i cui tratti distintivi (possanza fisica, coraggio e audacia) sono narrati in uno stile che punta su una prosa liscia e scorrevole, con particolare attenzione alle descrizioni e mai appesantita da eccesso di dialoghi. Divenne presto protagonista di una serie di successo (22 opere fra racconti e romanzi) conclusasi, senza contare opere incomplete postume e apocrifi, nel 1936. In Italia un primo ciclo di racconti è stato tradotto da Editrice Nord,  una raccolta completa dalla Newton Compton (2011) e, la più recente e vicina agli originali (16 racconti, un romanzo, 4 racconti postumi), da Arnoldo Mondadori (2016) curata e tradotta da Giuseppe Lippi. Il successo del cimmero non impedisce allo scrittore di creare altri personaggi (es. Kull di Valusia) ed altri cicli.

Ma la situazione peggiora nel 1935, periodo dal quale lo scrittore non riuscirà più a riprendersi. Una malattia incurabile viene diagnosticata alla amatissima madre, che presto finisce in coma. In un triste 11 giugno 1936, distrutto nel fisico e nello spirito dalla malattia della madre, Howard si chiude nella sua auto parcheggiata sul viale vicino casa, estrae dal cruscotto una Colt 380 automatica presa in prestito dall’amico Lindsey Tyson e si spara alla tempia. Inutile ogni tentativo di soccorrerlo da parte del padre e del medico: dopo 8 ore di agonia lo scrittore muore; la madre lo seguirà il giorno successivo.

Lottare per Vivere

Da una breve vita vissuta grazie alla letteratura e segnata dall’amarezza di una triste realtà Robert E. Howard si è congedato con questo poema, trovato sulla macchina da scrivere dopo il suicidio:

«Tutto è andato, tutto è finito:
ponetemi sulla pira;
la festa è terminata
e il lume ora spira.»

Nella contrapposizione violenta e colorita fra barbari e uomini civili è racchiusa l’essenza di Conan che, perfino nel suo aspetto fisico (imponente, moro, con gli occhi azzurri) riflette il suo autore. Alla base si può intravedere una convinzione antropologica (il predominio della civiltà corrompe) e soprattutto un disagio e un senso di rivalsa (il coraggio del guerriero). A differenza dell’eroe di cavalleresca memoria o di quelli rappresentati sul grande schermo del genere peplum, Conan è un barbaro in senso etnico ed etico. Trova conveniente uccidere, sebbene abbia un suo codice d’onore. Non picchia le donne, non pugnala a tradimento, non ordisce complotti e perciò risulta integro e pulito nel suo essere ‘eroe nero’ che basa ogni sua azione partendo dal presupposto che bisogna affrontare il mondo spada in pugno.

Chi per primo oggi si accosta a questo genere di letteratura difficilmente potrà capire e amare gli innumerevoli personaggi – tutti dalla personalità forte, ma con tratti negativi altrettanto marcati – che lo scrittore texano ha lasciato alle pagine da sfogliare: eroi a volte per caso, a volte perché del resto il mondo (come quello vero, e mai come oggi) non era poi tanto migliore di loro. La traduzione ed il commento offerti da Giuseppe Lippi nella recente edizione Mondadori, suggestiva fin dalla copertina (decorazione in rilievo a scaglie di drago con lettere e disegni dorati), sono una vera Bibbia per chi ancora sa andare oltre la superficie e la superficialità di chi declassa ancora il genere fantasy a letture per bambini (LEGGERE NON HA LIMITI DI ETÀ!). 

Staff e Produzione

John Milius, che condivide con Oliver Stone la sceneggiatura, sostenuto da un produttore leggendario come Dino De Laurentiis (1919-2010), dirige un cast ‘su misura’ (non solo fisica!) fra cui spicca un Arnold Schwarzenegger che già al suo debutto ufficiale si dimostra degno della successiva consacrazione a mito inossidabile del cinema ’80 – ’90. Se le immagini, le scene d’azione, la musica (Basil Poledouris) sono degne del libro, forse i fan di Howard potrebbero storcere il naso perché una certa attenzione è data anche ai conflitti interiori del protagonista nei brevi momenti di pausa fra un combattimento e l’altro.

Nelle trasposizioni sono concesse – e forse non devono mancare – delle licenze che, se ben sfruttate, rendono più profondo e quindi più affascinante la storia qui proposta.      

Il ‘barbaro’ così come l’ha creato Howard è l’uomo schietto e non machiavellico, che conserva la sua purezza nel suo essere forte, coraggioso e audace perché non è stato svirilizzato dalle mollezze della civiltà gaudente e corrotta. Questo concetto viene conservato e rispettato nel film: anche quando il cimmero si concede ai piaceri del lusso, dopo è sempre pronto a riprendere il suo cammino verso nuove avventure.

Nella totale incertezza che regna in un presente martoriato da una pandemia che ci toglie  molto e soprattutto ha svelato, e svela tutt’ora, le nostre debolezze di piccoli e indegni epigoni di una civiltà rammollita dall’abuso di un progresso di facciata, può aiutare molto sforzarsi di scordare per un istante di essere ridotti a fredde componenti di un sistema che palesemente scricchiola e ritrovare, grazie alle pagine e alla celluloide del passato, la fiducia in noi stessi (che viene sempre prima di cercarla negli altri!) rivivendo avventure emozionanti per animi in estinzione.

Chi conserva nel suo cuore di cinefilo adulto il ricordo di un’infanzia e di un’adolescenza irripetibili come quelle degli anni ’80 – ’90 del XX secolo con orgoglio ritrova il coraggio di andare avanti ricordando la preghiera a Crom pronunciata prima dello scontro finale:

“Nessuno, nemmeno tu ricorderai
se eravamo uomini buoni o cattivi,
perché abbiamo combattuto,
o perché siamo morti.
No, ciò che conta è solo
che due si sono battuti contro molti,
ecco cos’è importante!
Tu ammiri il coraggio Crom,
quindi accogli la mia unica richiesta:
fa’ sì che mi vendichi,
e se tu non m’ascolti,
allora va’ alla malora.”

Un Classico da recuperare.

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